Visioni

Lasciarsi andare, perdersi nel mondo intimo della mente e del cuore, vivere con passione senza mai saziarsi, liberare la mente da ogni limite e costrizione…solo così diamo forma alle nostre visioni! Non tutti ci riescono però, è un dono prezioso più dell’oro, ancor più se la creatività che ne deriva prende forma e si concretizza davanti ai nostri occhi attraverso quanto di più originale quella mente, quel cuore e quelle mani riescono a raccontare. Boom, colpisce…lascia il segno! Ecco il mio omaggio a chi come me condivide queste visioni.

In occasione della Milan Fashion Week dello scorso febbraio, il designer Giuseppe Fata presenta a Milano, all’interno di uno dei palazzi storici della città, la sua nuova collezione di copricapi: “MILANO HAUTE COUTURE VISION”. Rendendo così omaggio ancora una volta ai grandi nomi della moda e dell’arte: dal maestro e noto truccatore internazionale Stefano Anselmo, alla signora della moda italiana Franca Sozzani, da Krizia a Lancetti e per finire a Nino Masso, già modellista Fendi.
A voi dunque uno spettacolo unico, con la collaborazione di grandi firme e personaggi: Chiara Boni, ALV AndareLontanoViaggiando by Alviero Martini, Gerardo Sacco, Anton Giulio Grande, Prete & Bruno, Alberto Zambelli e Pasly artDesign. Mi riservo l’ultimo posto della lista, onorata di aver contribuito con la mia visione del gioiello a questo prestigioso progetto firmato GIUSEPPE FATA CREATIVE DIRECTOR-INTERNATIONAL HEAD SCULPTURE DESIGN.

Scatti eseguiti dal fotografo Paco di Canto, immagini potenti, cibo per gli occhi e per la mente. In posa: Monica Montobbio e Antonio Patamia. Make up: Maria Rescigno accademia Stefano Anselmo, stylist: Gabriella Ferrazzano.

Scritto da Pasqualina Tripodi
e-mail: paslyartdesign@gmail.com
website: https://paslyartdesign.com

La redazione nel castello

LiQMAG – Fase 2: presentazione del nuovo piano editoriale della Rivista liquida –

Ancora una domenica in stato di allerta meteo a cavallo della notizia e, come un migrante giornaliero a medio raggio, percorro queste terre costrette fra la Ss 106 Jonica e la compiuta A1 fino a Cosenza. La direttrice Sud/nord levantina che mi porta verso il tesoro sopra il Crati è bagnata all’inverosimile e sembra un dono divino immettersi sulla A1 e trovare il versante tirrenico asciutto e colorato dei sapori di quest’alba ritardata dalla perturbazione che flagella il versante orientale.

La strada per Cosenza è per me un continuo ritorno al passato perché è per metà la mia origine. In ogni viaggio ricordo il vecchio e stanco leone chiuso in gabbia nella villa comunale, il giro domenicale in carrozzella fino alle Casermette con nonno Oreste che mi raccontava le storie di Spaccaferro, il suo mulo durante la grande guerra, e i dolci comprati e mangiati di nascosto sulla scalinata della palma.

Il parcheggiatore al castello mi chiede se sono nella lista e rispondo che sicuramente sarò iscritto su qualche lista ma non so se sono sulla sua. Lo guardo e la prima cosa che noto è il suo zuccotto blu che distrattamente ha conosciuto la candeggina. Non so perché ma molte persone che incontro nelle mie migrazioni quotidiane si sentono in dovere di raccontarmi la loro storia. Ascolto volentieri. Mi parla di un suo zio finanziere che gli ha permesso di arrivare a 52 anni senza che conoscesse la galera e aggiunge – Non è cosa da poco crescendo a Cosenza vecchia – Mi dice che è lui l’ideatore della formula: – Dottò.. Quanto vuole lei. Un caffè va benissimo – Continua sussurrandomi quasi nell’orecchio – Così non è estorsione! Il cliente non si infastidisce e ti regala volentieri qualcosa in più che metti da parte per la pensione – Mi chiedo se sono stati consigli dello zio finanziere e mentre mi parlava avrei voluto fargli uno scatto, ma non si può. Un paio di denti spezzati e il naso da pugilatore lo segnano come uno che con la vita si è scontrato diverse volte.

Compro la sua storia con quattro caffè e salgo la rampa. Penso ai cavalli degli svevi che con il cuore in gola portavano soldati e principi fino alla porta. Mi dicono di entrare in un bar incastrato a forza in una sala esterna alla “Struttura” come l’ha definita più tardi il barman. La ragazza alla cassa mi da uno scontrino pari a 0,00 Euro solo perché non ho saputo definirmi – Creativo? Allestitore? Fornitore?- Definirmi, oggi, mi riesce veramente complicato e poi all’atto della definizione che scontrino mi avrebbe dato? La sala da cui esce più luce è la mia sala. Lì mi fermo anche perché sento unghiette veloci sul calpestio tutt’altro che medioevale.

La prima che mi viene incontro è Loren una Jack Russell Terrier con una palletta di spago in bocca. Non abbiamo bisogno di dirci altro. Con lei c’era Marco Cotroneo, due parole e quattro scatti, poi, un’impronta gialla su un bigliettino da visita. Interessante e da rincontrare. Incontro finalmente PGG e Fabiola e da tre il cerchio liquido si allarga fino ad occupare completamente il corridoio che porta fino al cortile del Castello ed ecco allora che una bozza di redazione prende forma intorno ad un cerchio di sedie al quale si è lasciato un varco di entrata per le altre contaminazioni che arriveranno di lì a poco… Il resto è fotografia.

Foto e testo di Oreste Montebello
info@orestemontebello.it
www.orestemontebello.it

I cambiamenti di pelle sono sempre delicati

12/12/2016 19:17 – Piergiorgio Greco – “Già, potresti usarlo come titolo dell’articolo. 12/12/2016 19:19 – Laura Azzali: “Di un altro però.. Basquiat è morto di eroina a 27 anni”. 12/12/2016 19:21 – Piergiorgio Greco: “Beh, anche quello ė un cambiamento di pelle..”

(Stay pretty, die young)

New York, primi anni 80. Con un pennarello nero, Madonna scrive il suo nome sui muri delle strade; sta già progettando di diventare la più grande artista del secolo e, leggendo il suo nome in grande sulle pareti della città, la gente si sarebbe abituata a sentirlo.

Nella stessa città, Jean Michel-Basquiat, un ragazzo nero che frequenta i club dove la star si sta facendo strada, scrive le sue storie maledette sui muri della metropoli con bomboletta spray e pennarello indelebile; dall’età di 17 anni, aveva già pensato che sarebbe diventato una star, al contrario, non ha previsto di invecchiare.

Madonna lascia Basquiat dopo pochi mesi: la leggenda dice che lui si sia ripreso i quadri che le aveva regalato e li abbia ridipinti interamente di nero.

Imbrattando vestiti firmati che indossa girando per la città in limousine in affitto, Jean Michel muore a 27 anni (come Kurt Cobain e Amy Winehouse) dopo una vita caratterizzata dall’assoluta mancanza di senso del limite, segnando l’arte contemporanea ed entrando a far parte del mito per una folta schiera di giovani seguaci che lo venerano al pari di una rockstar. Madonna sopravvive alla loro tormentata e breve relazione e finanzia la sua retrospettiva a New York nel 1992. Basquiat è morto di eroina da quattro anni.

“Cosa faresti se ti rimanessero solo 24 ore di vita?”

di Laura Azzali (EL) – Milano, 10/12/2016.

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