Rastrellandosi i capelli

È fondamentale rullare le sigarette e assaporare, oltre alla nicotina del tabacco, tutto il gusto del Rullare! Prendi il filtro, la cartina, la quantità giusta di tabacco. Rulla. Lecca. Chiudi.

La vanità non ha solo lame e denti e voglia di ferite e di sangue.
Tagliarsi fino ad arrivare alla fine del dolore. Ferire la Ferita. La vanità ha profumi, ha smalti, ha la sindrome di Peter Pan. Ha capelli sciatti o ciocchette colorate. Ha immaginazione che come acqua disseta la terra e cresce e cresce e cresce senza sosta nel cervello a forma di fiore paffuto.
Puff! Un campo vanitoso di fiori gommosi. Per capire ciò che dico non basta il sesto senso.

Ne servono minimo altri due. Esatto: sette sensi.
Sarebbe inutile avere zampe di cemento per correre piano, per ballare sotto le stelle fino alle stalle del giorno dopo. Nelle tenebre, dove ho ingoiato una caramella gusto Notte che m’ha portato ad avere buio e che, però, m’ha dipinto lo stomaco di frammenti di comete, una galassia senza luna da digerire.

È fondamentale rullare le sigarette e assaporare, oltre alla nicotina del tabacco, tutto il gusto del Rullare! Prendi il filtro, la cartina, la quantità giusta di tabacco. Rulla. Lecca. Chiudi.

Fuma! Ti chiedono: “lasciami (minimo) due tiri!” e tu pensi, no! Pensi che quello è il tuo ultimo atto per chiudere il cerchio, per sublimare il rituale. Con il sorriso di chi trova pazienza, gliela passi e ne rulli subito un’altra. Questa volta, tua, fino alla fine.

Testo e foto LiLLy Vigna

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