Come la spiaggia di Costa de Caparica

Non mi ricordo l’espressione di nessuna delle persone incontrate. Forse non avevano espressione o forse non erano persone ma solo corpi che avevano deciso di mettere in pausa la loro anima per qualche ora.

Così sarà il Purgatorio, come la spiaggia di Costa de Caparica alle due di un pomeriggio di metà agosto. Figure senza volto si aggirano in pozzanghere d’acqua dando le spalle all’Oceano. C’è silenzio e c’è rumore. La nebbia fitta copre il cielo, dell’Oceano solo l’odore. 

Sarà come la spiaggia di Costa de Caparica alle due di un pomeriggio di metà agosto. Il sole è bollente, ti dà alla testa, ma non vedi i suoi raggi, né la sua luce. Stai con i piedi in una fanghiglia che ti raffredda tutto il corpo, hai bisogno di coprirti, una felpa, uno scialle, magari dei calzettoni di lana. Mangi della frutta in spiaggia, ma forse era meglio un brodino, magari una pastina all’uovo con olio e parmigiano.  

spiaggia di Costa de Caparica
Spiaggia di Costa de Caparica alle due di un pomeriggio di metà agosto 2018.

Alle due del pomeriggio di metà agosto ci sono serfisti con la muta intera e tavole in spalla. Sullo sfondo, dalla parte opposta dell’Oceano, palazzoni degradati, periferia di un Portogallo malinconico e romantico. 

Così sarà il Purgatorio, come la spiaggia di Costa de Caparica alle due di un pomeriggio di metà agosto. Casette colorate sulla spiaggia: lì davanti una ragazza in due pezzi si abbronza mentre nebbia e sole si alternano. Lei se ne frega. 

Cammini su una spiaggia selvaggia assalita da gabbiani. Poi il momento della pesca ed a riva si trascinano pesciolini morenti che danno i loro ultimi colpi di coda, mentre un pubblico di panzoni, donne mature e bambini gode del macabro spettacolo. 

Spiaggia di Costa de Caparica
Spiaggia di Costa de Caparica (Portogallo) nel momento della pesca. La spiaggia viene invasa da gabbiani e persone curiose.

Corpi vaganti, silhouette. Tra le sterpaglie dei binari un piccolo treno turistico composto da un paio di vagoni taglia lentamente la sabbia. Il cancello bianco e monumentale della pescheria è aperto con le saracinesche abbassate. Qualche tavolino di plastica più in là per una birra fresca, sì il chioschetto è aperto. 

Non mi ricordo l’espressione di nessuna delle persone incontrate. Forse non avevano espressione o forse non erano persone ma solo corpi che avevano deciso di mettere in pausa la loro anima per qualche ora. L’avevano lasciata altrove, ecco. Se n’erano finalmente sbarazzati, magari per stare un po’ tranquilli e più leggeri. Il velo di nebbia si era impossessato di quei volti. 

Ricordo solo il vagare, lento, di quei corpi senza anima. È faticoso portarsela dietro di continuo, ti ricorda chi sei, ti logora con le sue domande esistenziali. È primadonna e non ti dà pace. A volte c’è bisogno di allontanarla e fare andare solo il corpo. 

Così sarà il Purgatorio, come la spiaggia di Costa de Caparica alle due di un pomeriggio di metà agosto. 

Testo e Foto Fabiola Cosenza
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Direzione editoriale Piergiorgio Greco
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Questo articolo fa parte della serie dedicata alle Categorie dell’esistenza per LiQMag n.18.

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