1^100 = 1 x 20

Io ferma li ad aspettare non ci voglio stare. Ho abbastanza eppure mi manca tanto, ma non voglio il centuplo di ciò che ho già, o forse in fondo sì perché ho bisogno di avere me, voglio essere presente a me stessa alla centesima potenza. Voglio essere centuplo ed avere in termini di potenza quello che già sono.

Hic et nunc, qui ed ora, in questo momento, in questo spazio di tempo, in questo spicchio di terra… e sono io, con la mia carne, il mio corpo, il mio odore, i miei capelli, ora con il mascara sbavato e il polsino della camicia macchiato, e dico ora, perché sono uscita da casa in perfetto ordine. Saranno passati venti minuti? Forse no, anche qualcuno in meno. Già non riconosco più neanche il mio odore, eppure sono sempre io. In questa mutabilità continua del tempo e dello spazio c’è qualcosa di forte che resiste in me, che si fa presente ai miei occhi, a quella stessa ed identica persona che stamattina si è alzata dal letto e si è tuffata nella corrente del fiume.

L’argine dove decido di fermarmi è lo stesso di quello di ieri, dell’altro ieri, di due settimane fa, di un anno fa, apparentemente lo stesso.

Il calendario del mio smartphone segna solo una data diversa e anche l’ora è pressoché uguale a quella di ieri e dell’altro ieri ancora. In quei luoghi dedicati, per definizione, alla spiritualità, alla contemplazione e alla riflessione, mi ritrovo soggetto/oggetto di discussione, animale in gabbia, strano essere, piovuto da chissà quale galassia, precipitato sulla terra tra quelle forme di vita chiamate uomini.

Sorvolo sull’intera questione, anche quella da un paio d’anni discussa, più o meno sempre nello stesso posto e dopo le stesse tre ore di lezione quando arriva la retorica domanda conclusiva: ma in fondo, che ti manca? E vorrei rispondergli con una massima, presa in prestito da un tipo rivoluzionario e un po’ alieno alla società del suo tempo, un individuo che suggeriva di lasciare ricchezze e beni materiali in nome dell’amore per la Verità, promettendo il centuplo ora nell’immediatezza e concretezza del presente – ed un’eternità beata.

Non gli rispondo, non è il luogo opportuno, potrei essere accusata di eresia, scomunicata e messa al rogo per aver estremizzato – o forse solamente compreso – un passo evangelico. Con un rosario legato al polso, era lui che doveva ricordarmi com’era andata la storia del centuplo. E invece no. Inutile discutere. Lui intanto sta lì ed aspetta, come tanti altri, “lo sblocco”. Io ferma li ad aspettare non ci voglio stare. Ho abbastanza eppure mi manca tanto, ma non voglio il centuplo di ciò che ho già, o forse in fondo sì perché ho bisogno di avere me, voglio essere presente a me stessa alla centesima potenza. Voglio essere centuplo ed avere in termini di potenza quello che già sono.

Quella che sono, nella mia totalità e in questo arco spazio-temporale devo metterlo a frutto. Sono io elevata a cento. Essere così è immergersi nelle cose, è impegno e pathos, portare alla luce l’intera personalità e calarsi nel qui ed ora perché, paradossalmente, più si affonda dentro di sé e più ci si eleva, dal mondo viscerale di ciascuno al mondo oggettivato, un fare che viene partorito in una maniera emozionale e che riesce a renderci immortali. Lasciare tracce per non morire dopo la morte. Aspiriamo alla trascendenza, è chiaro! Alpinista per natura, l’uomo – che possa essere definito tale – tende continuamente a raggiungere la vetta e (r)accogliere Verità, Bene e Bellezza. Per quella somiglianza originaria che lega la creazione dell’uomo a Dio stesso, secondo la visione cristiana, ecco spiegato perché vi è nell’uomo il desiderio di raggiungere Dio: l’uomo, immagine di Dio, a Lui deve ritornare.

Abbandona dunque i beni materiali ed ecco che riceverai il centuplo, questo è l’ammonimento. E chi non conosce almeno il nome di un religioso o di un uomo di fede che, buttando alle proprie spalle gli agi della vita quotidiana, si è speso amorevolmente per la cura degli altri? Potenziando la sua soggettività e regalando quanto di più buono aveva dentro di sé, perfezionandosi sempre più come uomo, è divenuto centuplo per avvicinarsi il più possibile a Dio.

Vivere pienamente è affondare nel già per essere tesi verso il non ancora.

Il mio smartphone fischia, mi astrae e distrae da questi ragionamenti, mi ricorda l’evento #unovaleventi, l’universo parallelo, un circolo di energie che si incontrano e scontrano tra loro, si mescolano e aumentano di portata. Un raduno di centupli al quale non mancherò. Mi balena l’idea di invitare all’evento anche il ragazzo col rosario al polso.

Si sposta l’ombra, il sole sta per tramontare, mi ricordo che davanti a me c’è sempre lui, laureato in economia, divide il suo tempo tra incontri di preghiera ed esercizi spirituali. Sarà forse per questo che ho iniziato a pensare in termini di potenze, numeri e valori? Lui è sempre più accartocciato su se stesso, più che abbandonarsi alla corrente del fiume sembra un ciottolo trascinato da questa stessa corrente. Potrebbe coinvolgere anche me, perché quando arriva non hai scampo! Preferisco allontanarmi, il panorama che mi riservano le altezze è tutta un’altra storia!

Foto Alessandro Mallamaci
www.facebook.com/alessandromallamacifotografia
Testo di Fabiola Cosenza
fabiola.cosenza@rivistaliquida.it

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