Stazione Torino

Scivola. Scivola il piede sul gradino della Metro. Sono a 1200 km da quella che, da sempre, ho chiamato casa. Eppure, qui, dall’altra parte del Paese, mi sento, finalmente, al mio posto. Entro nella stazione. Ogni angolo zampilla di vita. Mi avvicino al tabellone con gli orari dei treni. Vorrei salire su uno di quei dragoni rampanti e dirigermi in un posto senza nome. Vorrei inventarmi di nuovo, esser ciò che voglio e non ciò che sono. Qui, in questa città dove non sono nessuno, mi sento di nuovo io. Stringo la sciarpa un po’ più stretta. Sotto le lenti scure degli occhiali guardo con nuova speranza. Le labbra si increspano. Inforco il burro cacao, lo passo da destra verso sinistra e, poi, di nuovo. Ho sempre amato le stazioni. Puoi sognare nelle stazioni. Credere di salire su un treno che ti porterà lontano, lontano, lontano. Vedo la gente che corre. Altri, ancora, si attardano davanti le vetrine dei negozi. Alcuni si avvicinano ad un vecchio piano lasciato nell’atrio ed iniziano a suonare e cantare. Mi sembrano stelle filanti. E questa scena di colori squarcia il grigiore delle persone affaccendate nei loro pensieri. Mi fermo, li guardo. Canto anch’io, nel petto. Mi unisco ai loro sorrisi. Non sono altro che una ragazza con la sciarpa al collo, gli occhiali da sole e la voglia di cantare. Esco dalla stazione. Prendo un gelato. Lo mordo. Mi sembra di affondare lingua e denti nel mondo. Nocciola. Il solito gusto, ma in un mondo nuovo. Cammino, cammino, cammino. Sono diretta al Parco. Potrei riprendere la metro. Arriverei in pochi minuti. Ma ho bisogno di sentire l’aria in ogni anfratto del mio viso. Guardo, penso, rinasco. Una donna mi saluta. Mi avrà scambiato per qualcuno. Qui, non sono nessuno, se non, di nuovo, io.

Scrittura e foto di Biolaq

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Al parco

Oggi è un giorno di sole. Mi perdo nel parco. Cammino negli angoli appena fioriti di Marzo. Narcisi sparsi come spruzzi di neve. Accanto al ruscello una mamma orientale avvicina la bimba e le bagna le mani. Gli occhi a mandorla sembrano sorridere al contatto. Sorride e, sommessamente, sorrido anch’io. Che gioia sentire il passo dell’acqua che scivola nel manto erboso. E la bimba con i capelli neri neri e lucidi come le stelle si diverte sentendo l’acqua fredda sulle manine paffute. Fiori traboccano da tutte le parti. Gli scoiattoli si rincorrono sul prato. Nel tripudio della natura che esplode io, invece, mi acquieto. Sui massi spuntano i ciuffi d’erba. Il sole riverbera la sua voce d’ambra in ogni pertugio. La luce sembra di grano e d’oro. Penso. Immagino. Sogno. Cammino desiderando di tramutarmi ora in quel fiore dalla corolla gialla, bello e sereno da far invidia ad ogni pianta; poi, vedo quell’anatra con la testa riversa e sogno di diventar lei e di poter nascondere ogni pensiero nelle ali dipinte quando il peso di ogni riflessione diviene pesante; più in là, un bambino gioca con uno scoiattolo e ride fragorosamente, allora prego di assumere la forma di un’anima pura per ridere anch’io, ancora, così spensierata. Ma in questo bozzetto romantico, il mio sguardo si ferma su un’inutile pietra: così brutta e rozza da disturbare l’armonia di ogni singola figura. La prendo e la sollevo. Non ha odore, al contrario dei fiori, non ha colore, a differenza delle anatre, non ha bellezza alcuna. Eppure, nella sua imperfezione e bruttura, mi sembra la cosa più umana. Non ha pretesa d’esser amata. Sta lì, adagiata sul terreno, senza che nessuno la contempli. Sogna la pietra, sogna. Sogna di diventare farfalla, abbandonare la sua corazza e librarsi in volo. Oggi è un giorno di sole.

Scrittura e foto di Biolaq

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“Esistenza-essenza”, cammino dell’uomo laddove tutto vacilla tra materialismo e spiritualità.

Come i dervishi sono in tensione verso ascesi mistiche con movimenti rotatori, così le nostre Energie esteriori sono chiamate a interagire con l’introspezione del corpo. Danze, canti e suoni roteanti, isolano dal mondo asceti sufi turbinanti in fuga verso i misteri dell’animo.

Esercizi comuni dell’estasi tra Oriente e Occidente, avvicinano religioni a Dio. Non lontano da noi, luoghi dell’antica Calabria ricordano santi monaci cristiano-bizantini che, pregando, entrano nel mondo trascendentale. Religiosità colta e popolare, cristiana e pagana, sono stati permanenti di tradizioni ritrovate laddove tutto concorre alla espiazione dei peccati e alla ricerca del soprannaturale. L’alloro del Venerdì Santo e i “Vattienti” di Nocera Terinese, vivono un contatto speciale con le forze superiori; l’alloro simbolo di vittoria verso la morte; il sangue dei Vattienti purificazione dei mali del mondo nel dolore. Un Unicum nell’Universo.  Ed è così che anche in terra di Calabria possiamo ritrovare culture dai sapori lontani e misticismi non diversi da tutto il resto del mondo, dove il corpo continua ad essere Tempio dell’anima.

Testo e foto di Elena Vaccaro
ewenaa@libero.it

Il pavimento ideale

Sono ospite da amici.

Raggiungo la coppia nella loro casa. Mi invitano a mettermi comodo. Entro nell’appartamento e ciò che mi salta all’occhio è il pavimento che accoglie i mobili, distribuisce la luce e sottolinea gli ambienti. Mi invitano a togliere le scarpe. Sono sfinito dal viaggio. Poggiare i piedi sul parquet della loro casa mi conforta. Sono passati 10 anni da quando mi trovavo lì, con le mani in quella meraviglia di pavimento.

Mi avevano chiesto dei consigli prima di iniziare il lavoro: quali caratteristiche deve avere il pavimento ideale? Prima di tutto deve essere bello e il parquet certamente lo è. Deve essere caldo, accogliente e cosa è più caldo e accogliente del parquet?! Deve essere durevole e mantenere il valore nel tempo (la casa è per sempre). Un parquet dura una vita, può essere rilevigato mantenendo immutata la sua bellezza e il suo valore. Il mio soggiorno in Francia, qualche mese prima, mi aveva ispirato quel lavoro: i parquet della Reggia di Versailles sono lì da qualche centinaio di anni, bellissimi e attualissimi come le assi (sempre di rovere) del Louvre che oltre a fare da cornice alle opere d’arte sopportano il calpestio di migliaia di visitatori.

Oggi i miei amici hanno imparato altri vantaggi nell’uso di quel loro parquet come il risparmio energetico. Il legno è uno dei migliori isolanti che ci offre la natura, isola dal freddo, dal caldo, dai campi magnetici e dalle cariche elettrostatiche. Il costo accessibile. Il parquet non costa di più rispetto a qualsiasi altro pavimento di qualità. Puoi scegliere tra un pavimento in legno di qualità, lavorato in Italia con vernici atossiche all’acqua o ad olio, nelle più svariate finiture, dal moderno ed elegantissimo GLOSS, o alle intramontabili tavolate invecchiate e piallate a mano. Le soluzioni sono tante e il risparmio non è a scapito della qualità.

Testo di Franco Ferrise
ferrise.franco@gmail.com
www.ferrisepavimenti.it

Fluttuando con Andy Warhol

Azzurro in cui mare e cielo si confondono, amo i gabbiani che disegnano geometrie in volo, sul lungomare di Schiavonea, a volte si ha la sensazione di essere senza confini. Ma quando lo sguardo si posa altrove, assurdo fingere che il grigio non esista. Scatole di cemento ovunque, a volte curate, altre uno scempio. Immagino di fluttuare per i vicoli incolore con il mio amico ideale Andy Warhol, sorride della mia idea. Rinnovare ogni facciata con la street Art, con mani di pittura giallo intenso, fucsia, verde mela. Ci sono luoghi anonimi in attesa di una pennellata di vitalità.

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Scrittura e immagine di Anna Lauria
a.lauria62@gmail.com